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Referendum e partecipazione
Il dato ottenuto sul referendum dimostra che i maddalenini hanno preferito non perdere tempo su inutili quesiti referendari. La cosa è stata talmente evidente che la quasi totalità degli aventi diritto non si è neppure recata a votare, e ciò nonostante la mobilitazione del comitato e dell’amministrazione comunale. Peraltro non c’è maddalenino che non sapesse, che non fosse comunque informato delle motivazioni a favore o contro l’iniziativa referendaria.
I maddalenini, forse, non hanno voluto condividere una campagna referendaria che alle volte ha avuto un sapore più persecutorio nei confronti dell’attuale amministrazione del Parco piuttosto che la rivendicazione di posizioni antagoniste all’attuale architettura istituzionale derivante dall’applicazione della Legge 394 del 1991 e della successiva legge istitutiva del Parco. I promotori di questa consultazione devono ora prendere atto della sostanziale bocciatura data dall’elettorato e procedere con l’integrazione del Consiglio direttivo con le nomine che per legge spettano alla comunità del Parco.
Non può esserci risultato rivendicabile vista l’assenza di mobilitazione di tutto l’elettorato che ha eletto l’attuale consiglio comunale. Insistere significherebbe affermare che lo stesso elettorato di riferimento non si riconosce più nell’amministrazione comunale: sappiamo che non è possibile affermare questo e perciò richiamiamo al senso di responsabilità e collaborazione più e più volte invocato dal Presidente del Parco.
Da oggi, dunque, possiamo riprendere a dialogare, ma ognuno nei propri ruoli ed ambiti, per quello che sa e può fare, nell’augurio che anche in questa comunità si possano superare una volta per tutte i pregiudizi e i malintesi e si permetta a questo meraviglioso Arcipelago di potersi esprimere per quello che realmente possiede.


