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Ma a cosa serve questa consultazione?


Molti cittadini di La Maddalena si saranno chiesti quale sia il vero senso di questa consultazione popolare; risulta infatti palese che il quesito, per il modo in cui è stato posto, si presta ad innumerevoli interpretazioni e strumentalizzazioni a seconda del punto di vista sulla questione.

Questo bollettino di informazione istituzionale, al fine di fare la massima chiarezza sull’argomento e consentire così ai cittadini di informarsi correttamente sui contenuti e sulle varie posizioni espresse sul Parco, aveva già illustrato le ambiguità e le contraddizioni che ruotano attorno allo scottante tema della consultazione popolare. Allo stesso modo, questo bollettino aveva sin da subito evidenziato la necessità di far una corretta informazione sui contenuti delle Leggi (la Legge n. 10/1994 e la Legge n. 394/1991) che diventano i veri temi della consultazione: un’operazione di informazione che avrebbe dovuto essere posta in essere proprio dal Comune di La Maddalena e che invece è stata trascurata.

Sempre ne “Il ParcoInforma” avevamo infine illustrato alcune criticità di questa consultazione chiarendo come la moltitudine di punti di vista sul Parco avrebbe finito per raccogliere su posizioni apparentemente antiparco non solo le idee di chi è contrario a qualsiasi tipo di area protetta, ma anche quelle di chi è favorevole con riserve.

Esistono quindi vari punti di vista, ciascuno dei quali è contrastante con gli altri, sulla consultazione popolare. Il primo punto di vista è chiarito dal Sindaco di La Maddalena, Angelo Comiti. Da un lato infatti, come risulta anche dalla missiva inviata a tutte le famiglie maddalenine, viene chiarito che la consultazione “non può e non può essere un referendum pro o contro il Parco”; dall’altro, però, si manifesta il fatto che che la consultazione è stata attivata “per consentire ai cittadini, in questa fase storica di radicale evoluzione dell’assetto socio-economico della Città, un pronunciamento in merito all’argomento “ e che quindi la stessa “consultazione si prefigge l’obiettivo di favorire la libera espressione della Comunità Maddalenina, atta a rafforzare, qualora prevalessero i No, il convincimento del Consiglio Comunale”. Quale sia tale convincimento, è evidente nella medesima missiva: “A partire dal febbraio 2006 [...] al maggio 2008, si sono prodotti cinque atti deliberativi (sempre adottati all’unanimità dei presenti) che hanno sancito l’esaurirsi della funzione del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e del suo Comitato di Gestione così come costituiti dalla Legge n. 10 1994”.

E’ evidente che un comune cittadino non può essere informato sui contenuti della Legge n. 10 – proprio quella Legge sembrerebbe essere in discussione e quindi la consultazione popolare, in assenza di ulteriori chiarimenti forniti dall’amministrazione comunale, sembrerebbe configurarsi come un semplice sì o no contro il Parco. E’ ovvio che, tuttavia, il Sindaco di La Maddalena ha perfettamente ragione: questa consultazione non può essere un referendum pro o contro il Parco. E proprio perché non può produrre alcun effetto sul piano concreto, avrebbe potuto essere omessa, destinando le risorse economiche ad altri interventi più importanti in un contesto di grave crisi economica e sociale.

Il secondo punto di vista, del tutto opposto, e favorevole ad una rilettura della consultazione popolare in chiave “referendum contro il Parco” è rappresentato dal Comitato Antiparco, con particolare riferimento al già membro del Consiglio comunale Francesco Vittiello, che si proclama Presidente di tale Comitato, che peraltro ha spesso cambiato nome due o tre volte negli ultimi mesi in funzione della tipologia di referendum/ consultazione che avrebbe dovuto svolgersi (ad esempio: “Comitato per il Referendum Popolare Consultivo” (Ecoballe Balneari); “Comitato per la Consultazione Popolare” (22 ottobre); “Comitato per il Referendum Consultivo” (24 ottobre).

E’ evidente che la posizione di tale Comitato non solo è contraria al Parco, ma è anche avversa ai suoi lavoratori, che vengono costantemente sbeffeggiati sulle pagine della rivista “Ecoballe”; inoltre gli esponenti del Comitato sembrerebbero essere particolarmente interessati al fatto che l’attuale Presidente del Parco, Bonanno, del quale più volte ha chiesto le dimissioni ed il commissariamento, debba liberare la sua poltrona.

Tale punto di vista è chiaramente contrario al Parco ed a qualsiasi tipo di area protetta, diversamente da quanto sembrerebbe emergere dalle stesse dichiarazioni del Sindaco Comiti e di altri membri del Consiglio comunale, che in passato avevano manifestato la necessità di creare un altro tipo di parco nell’Arcipelago.

Quando quindi abbiamo parlato di bluff nel numero 17 de “Il ParcoInforma” abbiamo anche evidenziato le motivazioni per le quali non si può che ritenere tale una consultazione popolare che chiede ai cittadini di esprimersi senza aver fatto chiarezza su alcuni aspetti come quelli sopra illustrati e che, in particolare, finisce per assimilare su posizioni antiparco chi invece antiparco non è. Per queste ragioni proponiamo anche in questo numero i 4 semplici motivi del bluff.

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1) Per come è stato posto questo quesito si finirà per raccogliere su posizioni antiparco non solo le posizioni di chi è contrario a qualsiasi tipo di area protetta, ma anche quelle di chi è favorevole con riserve (ad esempio, chi vorrebbe una diversa zonizzazione oppure l’esclusione dell’isola madre). Ma c’è una bella differenza tra le due cose!!!

2) In qualsiasi caso, nessun atto del Comune può abrogare una legge dello stato. Se così fosse molti comuni potrebbero abrogare liberamente leggi scomode. La consultazione non potrà portare a nessun risultato immediato ma solo una argomentazione politica che verrà gestita per obiettivi diversi dalle rivendicazioni in merito di nomina degli organi di indirizzo (presidente e consiglio direttivo) che non sono normati dalla legge istitutiva (quella che viene messa in discussione dalla consultazione). Unico risultato oggettivo sarà il costo dell’operazione: circa 25.000 euro.

3) La legge istitutiva – ad esclusione dell’isola di La Maddalena, sulla quale il Parco non pone alcun vincolo di questo tipo – prevede che nella maggior parte delle zone [le zone TB] delle isole maggiori (come Caprera) sia vietato effettuare ristrutturazioni “delle costruzioni di proprietà demaniale per uso turistico residenziale anche legata all’attività di ricerca; fermo restando che tali strutture possono essere recuperate e ristrutturate per usi di interesse generale compatibili.” Questa disposizione è un toccasana, unica garanzia per tutelare il nostro territorio, ovvero ciò che ci rende diversi dal resto del mondo, ma è chiaramente in contrasto con gli interessi di chi vorrebbe costruire alberghi sparsi per l’Arcipelago.

4) Un Presidente scelto dal Comune? E’ quello che vorrebbero in molti, Sindaco compreso. Ma la legge che regola tutte le aree protette (la legge 394 del 1991 non oggetto di consultazione) non prevede un meccanismo di questo tipo. Per accontentare l’amministrazione comunale, quindi, occorrerebbe modificare questa legge nazionale solo per il Parco di La Maddalena!!!