You are hereNumero chiuso? No, numero comodo

Numero chiuso? No, numero comodo


L’Italia, si sa, ha un capitale naturale di inestimabile bellezza; la Sardegna poi può vantare le coste e le spiagge forse più belle del Mediterraneo e questa affermazione è suffragata dai dati statistici relativi all’affluenza dei visitatori che stagionalmente, in concomitanza con la bella stagione, si riversano sui lidi immacolati e i mari cristallini con l’intento di godere delle fresche e chiare acque, del sole e della sabbia che hanno già ospitato milioni di vacanzieri e che – per sentito dire, pubblicità, curiosità o fama – continuano a venire di anno in anno confermando un trend di crescita che sfida la recessione economica in atto.

A tale destino non si sottrae certo il nostro Arcipelago, che vede ormai da anni un massiccio afflusso turistico ed un costante aumento delle presenze di bagnanti sulle proprie spiagge.
Il turismo perciò, croce e delizia di queste terre, garantisce al nostro Arcipelago notorietà e rappresenta una fonte di ricchezza che deve essere sagacemente utilizzata affinché il patrimonio di cui la natura ha dotato questo angolo di mondo venga conservato, garantendo a tutti, oggi e domani, di poterne godere la bellezza.
Come un classico tormentone da hit parade estiva ricorrono ogni anno le polemiche relative alla gestione delle spiagge: sporcizia, servizi insufficienti se non addirittura assenti, problemi relativi alla vigilanza e al controllo, e ancora il tema della sicurezza dei bagnanti. In esse si innesta il corollario delle critiche, da una parte, di chi invoca la necessità di maggiori tutele e, dall’altra, di chi ritiene per contro che le coste abbondino già troppo di divieti e quindi rifugge con orrore il solo pensiero di introdurre nuovi vincoli.

Possibile che economia ed ecologia debbano essere sempre agli antipodi del range delle opportunità e delle scelte che gli amministratori locali devono adottare? Chi vince tra le lobbies degli “sfruttatori” delle risorse naturali e l’ambientalismo “radicale” degli ambientalisti? Il clima di conflitto, alimentato da un gioco alla gossip style del quale ci siamo abituati a leggere lunghe colonne di cronaca nelle calde giornate estive, semplifica ed estremizza il contenuto della questione, finendo per nuocere sia all’ambiente sia a chi deve goderne.

Riflettendo su tali argomenti ho voluto quest’anno rompere la catena della comunicazione ferragostana sul tema della gestione dei litorali perché non si cadesse nuovamente nella noiosa contrapposizione tra “numero chiuso” e “fruizione senza limiti”. Avvisaglie di guerriglia già si profilavano all’orizzonte quando, appunto, commentando i vari episodi di inciviltà che hanno avuto come infelice teatro le nostre bellissime spiagge – e dei quali hanno parlato anche testate e telegiornali nazionali – mi spingevo a ragionare sulla necessità di proporre nuovi e più opportuni, se non originali, metodi per usufruire in modo economicamente ed ecologicamente corretto del nostro territorio.

Lo ammetto, sono caduto nel tranello anche io in prima battuta, parlando appunto della eventualità di individuare un numero limite di occupanti le nostre spiagge, oltre il quale non andare per evitare il depauperamento del nostro unico, solo e vero patrimonio e ricchezza. La levata di scudi di pochi ma qualificati portatori di interessi locali è stata immediata e altrettanto scontata è stata la loro risposta di obiezione, quasi scandalizzata: una visione però limitata e semplicistica che – usando termini che ormai costituiscono il lessico di base del partito dell’ingresso libero senza se e senza ma – viene spesso demagogicamente riferita alla presunta “campana di vetro” o a ipotetiche “riserve indiane” che gli ambientalisti vorrebbero imporre.

Eppure le stesse persone che si scandalizzano su questi argomenti credo troverebbero estremamente sconveniente recarsi in un teatro e, dopo aver fatto la fila al botteghino, entrare in galleria per rendersi conto solo all’ultimo istante di quanto i corridoi siano pieni di sporcizia o del fatto che, affacciandosi in sala, troverebbero solo gente in piedi che si strattona nel disperato tentativo di trovare un posto a sedere. Stesso stupore e risentimento proverebbero appassionati d’arte che, recandosi in un museo, dovessero finire per trovare, dopo ore di fila, le opere d’arte assediate da una folla tumultuosa che si stringe nel tentativo di rubare lo scorcio di  una di esse. Sono fortemente convinto che ciò che la gente viene a vedere non è semplicemente “una spiaggia” o “il mare”: di arenili e specchi d’acqua il mondo è pieno, ma quella speciale conformazione di rocce, terra, sabbia, vento, piante e animali delle nostre coste rappresenta un autentico “spettacolo” vivente degno di essere apprezzato, conservato e goduto nella sua pienezza.

Spesso chi viene in vacanza nelle nostre coste lo fa sull’impeto di emozioni che nascono da foto fatte da amici, immagini trasmesse nei documentari televisivi, depliant esposti nelle agenzie di viaggio. Quelle immagini, insieme ai racconti e ai ricordi, parlano alla gente di un posto dalla natura meravigliosa, incontaminata, fantastica.
Contingentare il numero significa garantire il diritto di tutti di godere di quelle bellezze tutelando i turisti dalla delusione che, chi parte per godere di un’ “opera d’arte” naturale, essi incontrerebbero nel trovarsi, invece, nel bel mezzo di un parcheggio di un supermarket all’ora di punta. Contingentare significa garantire il rispetto delle buone maniere, educare al rispetto delle risorse naturali e permettere di mettere a sistema alcuni servizi utili al visitatore, come ad esempio quello di raccolta dei rifiuti e di assistenza ed informazione al bagnante, che garantiscono anche la diminuzione di fenomeni degenerativi e di aggressione all’ambiente. Contingentare significa valorizzare e proteggere allo stesso tempo il patrimonio di cui disponiamo, perché un numero maggiore di persone possa usufruirne nel tempo e goderne senza dover ricorrere all’utilizzo di scelte estreme quali l’inibizione all’accesso di aree sensibili che sono state gravemente depauperate.

Ho perciò voluto rivoluzionare il concetto di “numero chiuso” definendolo “numero comodo” per comunicare da subito l’accezione e gli aspetti positivi dell’argomento, contro la classica caratterizzazione negativa che viene fornita nei riguardi della contingentazione. Ma non solo: il numero comodo, che indica il numero di persone che possono stare in una determinata area senza provocare la sensazione di “invadenza” e limitazione derivante dal fenomeno dell’affollamento progressivo di un’area, rappresenta a tutti gli effetti il connubio tra un concetto di tipo edonistico ed il principio ecologico di “capacità di carico” dell’ambiente.
Ritengo che il concetto di “numero comodo” debba essere perciò oggetto di approfondimenti e sperimentazioni attraverso la predisposizione di modelli di studio comportamentali e sociologici che determinino il rilevamento della percezione oggettiva di fastidio rispetto all’affollamento. A ciò dovrà essere abbinato lo studio della reale capacità di carico dell’ambiente derivante dall’individuazione dei fattori stazionali – fisici e biologici – che influenzano le dinamiche di equilibrio delle spiagge; dovrà essere infine esaminato il rapporto con l’accesso e la fruizione delle aree che determinano gli impatti su questi ecosistemi naturali per studiare i metodi di supporto (informazione, educazione, predisposizione di infrastrutture, etc.) per la mitigazione degli stessi.
L’operazione da promuovere è la realizzazione di una sperimentazione che garantisca l’affinamento metodologico e comunicativo affinché il numero comodo possa divenire un autentico strumento di garanzia all’utilizzo delle spiagge e al contempo garanzia di conservazione del patrimonio naturale.

Il numero comodo si configura perciò come uno strumento di tutela e di comunicazione, nonché come un marchio di qualità, il quale garantisce che chi si reca in un luogo governato sulla base di tali presupposti sa di visitare un vero capolavoro di cui potrà oggi goderne appieno la bellezza, nella consapevolezza che anche i propri figli e nipoti potranno apprezzare in futuro le stesse risorse. E’ il diritto garantito di ognuno di noi di entrare nel più bel teatro del mondo e di poter vivere l’emozione di vedere sempre la “prima”, poaiché mai uguale a se stessa, che va in scena da milioni di anni, la Natura.
 

Autore: