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E’ tempo di ascoltare
E’ tempo di ascoltare, programmare e agire. Il G8 è sfumato, questo territorio si deve arrendere al destino baro e crudele e aspettare che gli eventi e il caso portino soluzioni e risultati?
Non credo proprio. I protagonisti del nostro destino siamo noi. In questo la natura, particolarmente gentile per le nostre isole, ci può dare un valido supporto.
Abbiamo bisogno di stimolare le idee e far correre le intelligenze al fine di arrivare alla sottoscrizione di un patto tra forze produttive e istituzioni.
E’ vero, il Parco e tutti noi abbiamo perso una vetrina importante, ma quante potremmo crearne noi stessi con le nostre forze? Non è difficile far apprezzare l’immensa bellezza del nostro territorio, è più difficile creare le condizioni perché la gente possa ritenere la scelta di soggiornare da noi quasi indispensabile, necessaria, impagabile.
Come fare? Innanzitutto dobbiamo proteggere, ancor più che negli anni passati, il nostro Arcipelago, concentrare le operazioni di riqualificazione e ammodernamento nell’isola madre e in particolare ridare splendore al centro storico di La Maddalena; far arrivare giornalisti dal mondo e far visitare loro l’ ”Arcipelago non balneare”, quello della storia, dell’archeologia e della natura; promuovere un territorio che deve ricercare un rapporto con le proprie tradizioni, ricercarle, attualizzarle creare produzioni legate a quel che ci circonda.
Bisognerebbe inoltre dialogare con il territorio che ci circonda, aprirci ad esso trovando forme di sponsorizzazione del nostro complesso territoriale, pensare a migliorare la connettività e la gestione delle problematiche della mobilità perché il traffico non sia subito da chi abita il nostro territorio e da chi lo visita.
E’ inoltre indispensabile che gli Enti locali e il Parco parlino con una voce sola, poiché ciò agevola l’accesso ai finanziamenti, soprattutto quelli europei. Non si può poi fare a meno di puntare sulle eccellenze enogastronomiche e sulla possibilità di sperimentare l’uso delle fonti energetiche alternative, affinché intorno a questi temi si creino mercati, professionalità e ricerca che contribuirebbero ad arricchire il nostro tessuto economico e sociale.
Per fare tutto ciò bisogna che le varie Amministrazioni pubbliche sappiano dialogare tra loro e col modo economico.
Parlare non può più essere un esercizio sterile: deve soprattutto deve portare a risultati concreti. E’ perciò importante che le istituzioni siano più permeabili al flusso di informazioni da parte del mondo produttivo e alle esigenze locali, e che si instauri un vero e proprio dialogo competitivo con tra istituzioni presenti sul territorio.
Fare squadra significa trovare un ruolo e un futuro per il nostro territorio, l’Arcipelago, ma anche per la Gallura, altrimenti saremo destinati a farci governare dal caso, dai flussi turistici che seguono spesso l’aleatorietà delle mode e la stringente logica dell’economia globale.
Il Parco in questo ambito si candida ad assolvere alla funzione di collettore di idee, di luogo fisico aperto al confronto e alla sperimentazione. Il Parco può infatti essere un “contenitore” di progetti e rappresentare il supporto agli Enti locali per estendere le buone pratiche elaborate. In termini più stringenti, il Parco si candida a essere lo strumento al servizio del territorio e degli Enti locali per promuovere lo sviluppo economico incentrato sulla valorizzazione e la sperimentazione di nuove pratiche di gestione ecologica delle risorse.
Il Parco in tal senso ha idee e progetti chiari da tempo, che vorrebbe condividere col resto del territorio... E se già da tempo il Parco ha imparato ad ascoltare, spero sia arrivata l’ora che anche gli altri soggetti istituzionali imparino a fare altrettanto.


