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Una riflessione meno "tecnica" sulla biodiversità


Vorrei aggiungere una riflessione su un altro significato meno scientifico ed accademico della biodiversità. Parlo di biodiversità come democrazia della natura e di possibilità di accesso alle risorse per gli uomini: si tratta di un concetto implicito nelle cose che sono scritte in queste pagine, ma che forse non si riesce a cogliere bene soprattutto rispetto al vero interesse che ha l'uomo a difendere a mantenere la biodiversità come risorsa anche economica per il futuro.
Un concetto innanzitutto: è come un conto in banca del quale si debbono utilizzare solo gli interessi senza intaccare il capitale originario. Del resto oggi, dopo oltre diecimila anni di storia dell'uomo, la sopravvivenza dal punto di vista alimentare si basa su circa 80 specie vegetali (frutto di addomesticazione-ibridazione operata dall'adattamento dei modelli di agricoltura a quelli di organizzazione sociale: dal nomadismo alla stanzialità), alcune delle quali vengono consumate come tali dall'uomo, mentre altre dagli animali di cui l'uomo si nutre.
Ma all'origine tali specie addomesticate (vegetali e animali) cosa erano se non che specie selvatiche ? Ed allora preservare la biodiversità significa anche fare in modo che anche nel futuro si possa attingere all'immenso serbatoio di biorisorse per assicurare l'avventura dell'uomo sul pianeta terra, come è avvenuto da diecimila anni a questa parte. Inoltre la preservazione della diversità in tutte le sue varianti implica anche principi etico-ecologici: il diritto alla vita per qualsiasi essere vivente nel grande disegno della natura che vede nella catena alimentare il vero senso dei rapporti tra gli esseri viventi ma anche il dovere di non consumare tutto oggi, lasciando non "qualcosa" ma tutto ciò che esiste per il domani, quando noi non ci saremo ma ci saranno invece coloro e quegli esseri viventi il cui fine vero ed ultimo consiste nel riprodursi e dare continuità alle specie cui appartengono.
Il diritto a vivere e per vivere consiste nel potersi nutrire di buon cibo, dissetarsi con buona acqua, respirare aria pulita e vivere in un luogo vivibile per compiere il proprio ciclo (vita di relazione compresa): insomma nell'avere libero accesso alle risorse primarie e fondamentali per la vita e magari a costo zero. Un esempio: oggi la maggior parte di noi la paga l'acqua che beve, fondamentale per la vita: giusto o sbagliato? Se ciò fosse giusto, chi ci garantisce che prima o poi non dovremmo pagare anche l'aria che ci consente di vivere in questo mondo?
Biodiversità non è un gioco di parole per scienziati; con tale termine si vuole anche intendere il suo mantenimento/preservazione come strategia per assicurare l'accesso, a tutta l'umanità, alle risorse fondamentali per la vita. La biodiversità è la democrazia della natura, che può somigliare al detto sardo "kentu concas, kentu berritas" (cento teste, cento berretti). Riflettiamo: cosa sarebbe il mondo se tutti avessimo la stessa testa (non le dimensioni si intende)? Sarebbe una infinita e triste monotonia culturale, ideologica e talvolta molto pericolosa. Ne abbiamo le prove anche nella storia recente.

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